Economie locali ed agricoltura bio in Lombardia

24 aprile 2013

Si è svolto lo scorso 20 aprile alla Villa Burba di Rho, il primo appuntamento pubblico per la neonata associazione Prendiamoci Cura: una tavola rotonda per parlare di cibo bio, consumo critico ed economie locali.

Alla presenza del sindaco di Rho, Pietro Romano, e di circa una settantina di partecipanti i relatori, Marisa Cengarle, psicologa sociale e Presidente del Forum Cooperazione e Tecnologia di Milano, Antonio Corbari, agricoltore biologico ed ex presidente regionale di AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), Dante Perin del Desr (Distretto di Economia Solidale Rurale) Parco Agricolo Sud di Milano e Marco Tornaghi, panificatore di Bareggio, hanno testimoniato con le proprie esperienze che un’agricoltura diversa è possibile, lontano dalle logiche consumistiche di mercato e dalle pratiche nemiche dell’ambiente.

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Il Parco Agricolo Sud di Milano

L’esperienza è quella del Parco Agricolo Sud di Milano, 47.000 ettari che hanno nutrito per millenni la città di Milano, circondandola per tre quarti del suo perimetro e che con 61 comuni è il Parco Agricolo più grande d’Europa.

Attualmente l’agricoltura del Parco è caratterizzata da monoculture intensive: riso, mais destinato all’alimentazione animale e al biodiesel. Agricoltura chimica, inquinata e inquinante, che la coltivazione intensiva impoverisce sempre di più richiedendo utilizzi sempre maggiori di fertilizzanti, oltre ad essere costosa e non più remunerativa. Nel Parco trovano infatti posto circa 1000 aziende agricole di cui ogni anno circa 70 sono costrette a chiudere.

Con la nascita del Desr, Distretto di Economia Soldidale Rurale, (una rete di produttori, consumatori, cooperative sociali e finanza etica) nel Parco sono nati progetti condivisi per salvaguardia, la valorizzazione del territorio e per promuovere la sostenibilità ambientale, nuovi stili di vita, nuova agricoltura, economia locale, solidale e delle relazioni.

Con 50 Gas nella città di Milano, 150 in provincia e 450 in tutta la regione, la Lombardia vive un grande paradosso. È la regione con la maggiore richiesta di prodotti biologici, ma anche quella che ne produce di meno, acquistandone dal Lazio e da altre regioni del centro sud.

Dalla costituzione del Desr nel 2009, nel Parco Agricolo Sud sono già 20 le aziende di produzione biologica ed altre 5 sono in riconversione.

“I progetti in atto sul territorio sono moltissimi – ci spiega Marisa Cengarle – partendo da BuonMercato di Corsico un centro servizi, una sorta di supergas, che dal 2009 è servito come primo strumento di contatto tra i produttori agricoli di qualità e 750 famiglie del territorio che hanno dimostrato attenzione e desiderio di modificare i propri consumi; il progetto Il Pane e le Rose di San Giuliano Milanese per promuovere la sostenibilità; La casa della sostenibilità di Cesano Boscone per tutelare il piccolo commercio di prossimità in un territorio circondato da grandi centri commerciali; la Cascina Cappuccina nel comune di Melegnano gestito da una cooperativa sociale agricola e il progetto Orti Urbani, 601 orti nel comune di Rozzano con percorsi di formazione per promuovere metodi di produzione eco-compatibili”

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Agricoltura Biologica

Ma cosa significa agricoltura biologica? Lo abbiamo chiesto ad Antonio Corbari, agricoltore biologico di grande esperienza e Presidente Regionale di AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), dal 2000 al 2005:

“Fare agricoltura biologica per molti significa semplicemente non utilizzare prodotti chimici, in linea con quanto previsto dalle normative europee. Per noi agricoltori bio, della vecchia guardia [Antonio sono quasi 40 anni che produce bio, ndr] l’agricoltura biologica è un’altra cosa. È un’agricoltura nel pieno rispetto dell’ambiente e della vita. Se gli insetticidi consentiti dalle normative europee provocano la morte di determinati insetti, se pur dannosi alla produzione, questa non è più agricoltura della vita, ma della morte. Agricoltura biologica significa mantenere in vita tutti gli equilibri naturali, senza interrompere alcun ciclo vitale. Se riesco in questo intento, ecco allora questa è agricoltura biologica”.

E Antonio Corbari pare esserci riuscito nella sua azienda agricola (veramente ormai non più sua, l’ha venduta all’inizio dell’anno e quando lo racconta si commuove). L’Istituto di Entomologia della facoltà di Agraria dell’Università Statale di Milano ha dimostrato che sui suoi terreni vivono alcune specie di insetti tipiche di ambienti incontaminati, a testimonianza che anche nelle grandi periferie urbane, caratterizzate da forti tassi di inquinamento si possano ricreare habitat incontaminati dove fare produzione biologica di qualità.

Il Distretto di Economia Solidale Rurale del Parco Agricolo Sud Milano

 “La buona pratica dei Gas non era più sufficiente – ci racconta Dante Perin del Coordinamento Desr – dovevamo prenderci cura del nostro territorio, tutelarlo e valorizzarlo, e così abbiamo voluto costruire una rete che unisse agricoltori, cooperative sociali e finanza etica anche con l’obiettivo di poter rendere disponibili a tutti, e non solo ai Gas,  i prodotti agricoli. E quindi nascono le filiere, come la filiera del grano, che unisce produttori, mulini e panificatori per portare il pane, prodotto con le farine del Desr, direttamente nei panifici aderenti al progetto”

Il rapporto diretto con i produttori ha spinto anche gli agricoltori ad ampliare la propria varietà, e sono nate altre filiere, come quelle orticole e dei formaggi con Cascine come Isola Maria. Le difficoltà per gestire questi processi sono molte. Il lavoro è organizzato su base volontaria e bisogna garantire redditività a tutta la filiera e diventa quindi fondamentale sollecitare le istituzioni per un supporto concreto e tangibile.

La filiera del grano

Ci ributta nel passato Marco Tornaghi, una famiglia di panificatori da tre generazioni, raccontando di come suo bisnonno panificava con le farine che gli agricoltori portavamo in bottega, quando i panettieri erano abituati a produrre pane da farine di anno in anno sempre diverse.

Fa un altro lavoro Marco, ma quando gli hanno proposto il progetto della filiera del grano, ha portato le farine a suo padre, che dopo alcuni tentativi le ha dichiarate “impanificabili”. Oggi infatti il mercato propone farine standardizzate, uguali di anno in anno, definite ‘forti’, perché garantiscono sempre la lievitazione. Pare essersi perso il saper fare artigiano che permetteva al bisnonno di panificare da qualsiasi farina. Era quindi necessario recuperare le antiche ricette lontane dalle logiche di produzione attuali, che vogliono grandi quantitativi in tempi brevi.

Il progetto coinvolgeva diverse realtà, come gli agricoltori che producevano il grano e i mulini che lo trasformavano e non era possibile far fallire il progetto dopo i primi tentativi, ed è così che dopo circa un anno la filiera del grano ha preso forma ed è stato possibile produrre il primo pane realizzato con le farine del Desr.

“Questo settore – ci dice Marco Tornaghi – offre grandi potenzialità per i giovani e per gli artigiani con esperienza che possono unire le proprie forze e creare nuove realtà. Il settore dell’alimentare ha registrato lo scorso anno una crescita del 12% e noi siamo ancor qui a ragionare su come uscire dalla crisi. Sul territorio ci sono le risorse e le competenze. Bisogna ripartire dalle piccole filiere, che possono diventare piccole realtà e poi ingrandirsi. Dobbiamo imparare a vendere quello per cui noi italiani siamo bravi, e nel settore alimentare non ci batte nessuno”.

Degustazione prodotti locali

 

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